Passeggiata delle socie Fidapa lungo il Sentiero 11 del Parco Nazionale del Vesuvio

La sezione San Giuseppe del Vesuvio della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti professione e Affari) , presieduta dalla professoressa Maria Miranda, vicepresidente Luisa Del Giudice, ha organizzato una serie di eventi nell’ambito del tema nazionale per il biennio 2021/23 e domenica, 18 settembre 2022, si è svolta l’esplorazione del Vesuvio presso la Pineta di Terzigno (Na).
Hanno partecipato all’escursione circa 60 fidapine appartenenti a diverse sezioni dell’hinterland vesuviano (Ottaviano, Nola, San Giuseppe Ves.no, Palma Campania, Poggiomarino), accompagnate dalla referente WWF , dott.ssa Lina Morzillo.
Il sole autunnale, i profumi della macchia mediterranea hanno allietato il percorso lungo il quale sono state zoomate varie specie di piante: l’alloro, la rosa canina, il corbezzolo, il mirto, la roverella… per i benefici fitoterapici oltre che per la cromia che dona suggestione al paesaggio vesuviano.
Il percorso sensoriale è stato arricchito da richiami e testimonianze storiche infatti la lettura di alcuni passi descrittivi delle eruzioni del Vesuvio del 1906 ha favorito la conoscenza della violenta attività esplosiva che colpì Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano per ben 18 giorni, a partire dal 4 aprile di quell’anno.
‘’Il Vesuvio è senza ombra di dubbio – ha ribadito la dott.ssa Morzillo- il vulcano più studiato al mondo per la potenza distruttiva, documentata per primo da Plinio il Giovane, a partire dall’eruzione più nota del 79 d.c. Esiste, tuttavia, un carteggio descrittivo di eruzioni successive e più recenti da rispolverare’’.
La passeggiata è durata circa due ore e non è mancata la degustazione di prodotti tipici locali.
La sommelier Francesca Cattolico ha spiegato le caratteristiche dei vini vesuviani e la nascita del Lacryma Christi partendo da una nota leggenda. Infatti si narra che Lucifero, allontanato dal Paradiso, ne abbia rubato un pezzo, portandolo con sé sulla terra. Questo lembo dell’Eden generò il golfo di Napoli e Gesù Cristo, riconosciuto il furto e dispiaciuto per la perdita di colui che era stato l’angelo più buono, pianse tanto versando le sue lacrime sul Vesuvio. Proprio da queste lacrime sorsero viti e uve da cui si cominciò a ricavare il vino che prese il nome di “Lacryma Christi’’.
Francesca Cattolico ha poi precisato che ‘’ la vite, come il Vesuvio, ha un fascino invidiabile, ha una forza vitale incredibile. Le caratteristiche del terreno locale hanno impedito l’estinzione delle nostre specie preservandole dall’attecchimento della Fillossera, l’afide proveniente dal Nord America che dal 1850 ha distrutto viti e vigneti nazionali. Il Lacryma Christi non è un’uva ma un vino fatto con la falanghina e il caprettone. Il vino non è solo vino, è un concentrato di storia, di geologia, di geografia, di morfologia. In ogni calice ci sono sacrifici, cure, lavoro, elementi del territorio’’.
La passeggiata si è dunque conclusa allegramente e il ricco brindisi finale ha suggellato la cordialità, l’amicizia e alcuni degli obiettivi principali della missione Fidapa volti alla valorizzazione delle competenze delle socie che operano nel campo delle Arti, delle professioni e degli Affari, che collaborano per la diffusione delle conoscenze del proprio territorio da valorizzare e salvaguardare nel tempo.

 

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